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A SCUOLA! A SCUOLA!

Marta Cartabia, ministra della giustizia in quota Comunione e liberazione, sta veramente esagerando. Proprio mentre a Palazzo Chigi il Presidente del consiglio stava incontrando Giuseppe Conte per un primo contatto ma soprattutto per sbrogliare il pasticcio della riforma della giustizia, la Ministra, con un gesto inusitato di maleducazione istituzionale nei riguardi di Draghi , faceva sapere che «la trattativa è chiusa». E perché? «La riforma è stata discussa e poi condivisa da tutto il Consiglio dei ministri che ha varato il provvedimento all’unanimità». Lo sappiamo che Cartabia è stata Presidente della Corte costituzionale solo “in quanto donna”, grazie allo strappo alla (infausta) prassi che come nuovo Presidente sia eletto sempre colui che ha il “merito” di “stappare” il posto prima di tutti gli altri; ma, dopo che sui giornali molti giuristi avevano criticato la sua Riforma facendo notare che il testo risentiva del fatto che la ministra non aveva mai messo piede in un tribunale, non era il caso che una ex presidente della Consulta mostrasse anche di aver poco compulsato proprio la Carta costituzionale, altrimenti si sarebbe accorta che il nostro sistema istituzionale prevede la presenza del Parlamento (si chiama potere “legislativo”, differente da quello “esecutivo”) che è deputato a discutere, modificare e approvare tutti i disegni e proposte di legge, persino quelle discusse all’”unanimità” dal consiglio dei ministri. D’altronde che la Ministra abbia poca dimestichezza con la Costituzione lo dimostra lo stesso testo della sua riforma che in più punti fa a pugni con la volontà dei costituenti. L’esempio più grave è la “dimenticanza” dell’articolo 112, che  è preciso e stabilisce l’obbligatorietà dell’azione penale. Su questo articolo si fonda l’autonomia della magistratura. Certamente non può essere stracciato da una legge ordinaria che dia al parlamento potere di indirizzo. Non osò arrivare a tanto neppure Berlusconi.  Ma alla prova d’esame la Ministra, sul “separatismo dei poteri” a noi così caro, si sta dimostrando proprio deboluccia.

improcedibilità FA RIMA CON IMPUNITA’

Mi scusino alcuni amici avvocati (o anche giudici), e anche la ministra Cartabia, ma che un processo penale incardinato e definito con sentenza di primo grado, in appello o in Cassazione evapori  e si volatilizzi ,non perché il reato sia venuto meno né perché le vittime del reato e i consociati abbiano potuto conoscere  la verità (quantomeno processuale ), con la formula della improcedibilità derivante dal trascorrere di un certo lasso di tempo, a mio parere contrasta contro ogni principio di equità e logica . Il reato rimane ma lo strumento per verificare chi e se lo abbia commesso evapora! Denegata giustizia anche all’imputato  privato del diritto di difendersi nel processo, non più strumento (e solo strumento o mezzo) di accertamento della verità. Uno stato sempre più impotente leviatano disarmato che in definitiva rinuncia a una delle primarie sue funzioni, ne cives  ad arma ruant, sacrificate sull’altare blasfemo del PNRR e del dissolvimento dell’idea di Giustizia.