Tutti gli articoli di Critica Liberale

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e anche su www.ilfattoquotidiano.it – putin ha dichiarato da tempo il suo disegno: il pamphlet di ettore maggi ne svela il copione

Sommario
le frecce di critica liberale
3. enzo marzo, stalinisti, nazisti e opportunisti – recensione alla “freccia” di maggi su dugin
la biscondola
6. paolo bagnoli, solo arroganza e populismo autoritario
cronache da palazzo
8. riccardo mastrorillo, l’autonomia e il premierato, le riforme indifferenziate
la vita buona
10. valerio pocar, crimini e insicurezza
astrolabio
12. angelo perrone, l’etnia italiana da tutelare
cosmopolis
15. ettore maggi, turchia verso il caos?
17. pier virgilio dastoli, cinque ipotesi per la pace in ucraina
19. roberto fieschi, la corsa per nuove armi (chimiche)
lo spaccio delle idee
22. roberto centi, progresso a tutti i costi e sinistra – un binomio da spezzare
manifesto
24. la sinistra italiana e il rifiuto dell’occidente, daniele bonifati – ettore maggi
28. comitato di direzione
28. hanno collaborato
5. bêtise d’oro
7-9-14. bêtise
23. spillo
 

Stalinisti, nazisti e opportunisti. Recensione alla “Freccia” di Maggi su Dugin

di enzo marzo

Vi prego, leggete il pamphlet di Ettore Maggi senza pregiudizi e solo per soddisfare una sete di conoscenza. Vi sono ricerche e notizie che hanno avuto scarsissima diffusione nel nostro paese. Pardon Nazione. E le ragioni sono ovvie. Si vuole impoverire la complessità della guerra in Ucraina in poche causali. Al contrario una vicenda epocale, che sta costando il sacrificio di milioni di persone, e devastando città e campagne e che mette in gioco i destini geopolitici del mondo intero, ha sullo sfondo ragioni ideologiche ben profonde.

Putin non è soltanto un autocrate paranoico, e sottovalutare le sue motivazioni è da autolesionisti.

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cinque ipotesi per la pace in ucraina

di pier virgilio dastoli
Volodymir Zelensky torna a Kiev dal suo viaggio a Roma, Berlino, Parigi e Londra con molte buone promesse ma con pochi passi in avanti non solo rispetto allo stato del conflitto militare che, al di là della propaganda da una parte e dall’altra, è di fatto congelato da mesi ma soprattutto rispetto alle prospettive di una interruzione di quella che fu definita da Vladimir Putin come una “operazione militare” e ancor di più al ritiro delle truppe russe e del Gruppo Wagner dai territori illegittimamente occupati dalla Federazione Russa dopo il 24 febbraio 2022 che coprono un quinto del paese ed una linea del fronte di 1500 km dalle regioni orientali di Luhans’k e Donetsk a Zaporizhzhya e Kherson a sud.

Nonostante il progressivo aumento degli aiuti militari a Kiev di decine di paesi nel mondo a cui si unisce l’addestramento dell’esercito e dell’aviazione nell’uso di armi di difesa e di attacco avviato da USA e Regno Unito già prima dell’attacco russo, le forze armate dell’Ucraina non sono in grado – contrariamente a quel che è stato da più parti dichiarato – di “vincere la guerra” e di costringere così la Russia ad una resa incondizionata. Continua la lettura di cinque ipotesi per la pace in ucraina

i fascio-nazisti meloniani (continua 05)

5.IMBECILLITA’ EREDITARIA. Un twitt: @La_manina_: “Se c’era una cosa che il fascismo proprio non tollerava era il Parlamento. Infatti lo soppresse. Oggi la destra si appresta a svuotare il Parlamento dei suoi poteri e ad accentrarli tutti nelle mani del Presidente del Consiglio. Perché i fascisti cambiano nome ma non abitudini”. Interviene Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del Duce, esponente Fdi già candidato da Meloni alle Europee: «Che tweet patetico. Il #Parlamento non venne mai soppresso durante il #fascismo. Nel ’39 venne sostituito dalla #Camera dei #fasci e delle #corporazioni. Suggerisco di studiare prima di blaterare”. (Twitter – 7 maggio) [da “Espresso”, 11-5-2023]

4.Luca Paladini, consigliere regionale della Lombardia, fondatore dei Sentinelli di Milano eletto con la lista civica di Majorino: La bocciatura da parte dell’ufficio di presidenza della richiesta di patrocinio al Milano Pride era «annunciata, ma non per questo meno deludente»; «mentre negava il patrocinio al Pride, lo concedeva all’iniziativa di Bran.co, una costola di Lealtà&Azione»; «organizzazione apertamente neofascista. Bran.co nello specif­ico si muove prevale­ntemente nel campo antiabortista». «Il segnale di una combinazione tremenda. Con una mano bocciano il patrocinio al  Milano Pride, con l’altra danno un patrocinio oneroso a Lealtà e Azione, organizzazione apertamente neofascista che “si onora” di avere tra i propri riferimenti l’ex ge­nerale delle SS Leon Degrelle, condannato come criminale di guerra, e di esaltare nel proprio inno Cornelius Codreanu, il fondatore della Gu­ardia di ferro rumena, organizzazione te­rroristica e antisem­ita, collaboratrice dei nazisti negli an­ni Quaranta. Bran.co nello specif­ico si muove prevale­ntemente nel campo antiabortista. Tra i fondat­ori di Lealtà e azione compaiono Giacomo Pedrazzoli e Stefano Del Miglio (che dalla sua pagina Facebook propaganda la part­ecipazione di Bran.co a questa iniziativ­a), pluricondannati per lesioni volontar­ie e accoltellamenti. Quindi una manifestazione che reclama uguaglianza e diritti non merita attenzione e supporto dalla Regione e questi invece si». [da “Espresso”, 11-5-2023]

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la sinistra italiana e il rifiuto dell’occidente

di daniele bonifati – ettore maggi
con la collaborazione di luciano belli paci, andrea carlo cappi, elena gimelli
L’aggressione russa all’Ucraina ha evidenziato la presenza di una significativa e – soprattutto – rumorosa area a sinistra che si definisce pacifista ma che sembra mossa, più che dal pacifismo, dall’avversione verso le democrazie liberali e socialdemocratiche sottolineandone gli errori, i difetti, la lontananza dal modello ideale.
L’effetto paradossale di questa impostazione è che da critiche legittime e spesso necessarie si passa al non riconoscere le differenze tra le varie democrazie se non addirittura a giustificare le dittature in nome di un mondo multipolare, espressione che Putin ha ripreso da Aleksandr Dugin, come gran parte della visione strategica russa.

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LA FAMIGLIA È UN’ALTRA COSA

di sergio rizzo
Mai così pochi bambini dal 1861 titolano comprensibilmente preoccupati i giornali. La crisi delle nascite sta precipitando l’Italia nell’inverno demografico con la prospettiva di ritrovarci, fra qualche decennio, al Paese che eravamo prima della Seconda guerra mondiale. Quaranta milioni o poco più. Questa crisi ci dice però che ancora più in crisi, se possibile, è la terna «Dio, patria, famiglia», assunta dall’attuale governo come motto identitario (Giorgia Meloni dixit, il 12 settembre 2022). La prova? Dal 2002 al 2020 il numero dei nuovi nati è diminuito di quasi un quarto. Ma mentre quello dei figli di coppie sposate è crollato del 45,8 per cento, passando da 479.835 a 259.823, i nati fuori dal matrimonio sono aumentati del 148,5 per cento. Erano 58.363 nel 2002, sono diventati 145.069 nel 2020. Ormai ben oltre un terzo dei (pochi) bambini che l’anagrafe registra ogni anno nasce da coppie non sposate. Vent’anni fa non erano che il 10 per cento.
C’entrano anche gli immigrati, sicuro: che peraltro negli ultimi anni partecipano al calo demografico generale ancor più degli italiani. Ma la progressione è inarrestabile, e non manca di riflettersi anche sul sacramento cattolico conseguente alla nascita. Se nel 2002 il rapporto fra il numero di battesimi e quello delle nascite superava l’85 per cento, nel 2020 è sceso sotto il 70 per cento. Continua la lettura di LA FAMIGLIA È UN’ALTRA COSA

l’otto per mille inoptato, un favore al vaticano

di raffaello morelli
Il mondo liberale e l’ampia parte di quello laico che inclina al liberalismo, dovrebbero approfittare della nuova attenzione suscitata a metà di marzo circa il ruolo civile della legge 222/1985 nei suoi molteplici aspetti. L’attenzione è stata risvegliata da un grosso articolo su “l’Espresso” che ha approfondito un tema – quello del vero rapporto tra Repubblica Italiana e Stato del Vaticano – tenuto ai margini da un’ipocrita concezione della democrazia civile, irrispettosa anche di sentenze della Corte Costituzionale consolidate. A questo punto, per il mondo liberale e l’ampia parte di quello laico, si tratta di ragionare su quel rapporto al fine di impedire che si allarghi l’ipocrita concezione della democrazia civile, o preferibilmente al fine di diminuirne l’effetto.

Per tale ragionamento, occorre partire dalla legge 222 del maggio 1985 sui Beni ecclesiastici e sul sostentamento del clero cattolico. Una legge che regolamenta il settore nel diritto italiano, alla luce di quanto pattuito nel rinnovato Concordato sottoscritto il 18 febbraio ‘84. Questo Concordato ha abrogato tutte le norme di quello del 1929 non esplicitamente riprodotte (per esempio quella che definiva la religione cattolica sola religione dello Stato italiano). Il tema beni ecclesiastici e finanziario è trattato dall’art. 7 comma 6 e 7 che istituisce una Commissione Paritetica per formulare la disciplina della materia (il che fornisce l’implicita conferma della volontà della Repubblica di farsi carico degli oneri finanziari del clero). Quanto elaborato da tale Commissione venne poi approvato in un protocollo aggiuntivo sottoscritto nove mesi dopo, 15 novembre 1984, con il testo sulla materia affidata. La ratifica del Concordato avvenne con la legge 121/1985, e la ratifica del protocollo con la legge 206/1985. Non esistono altre leggi di ratifica di questi accordi internazionali. Eppure i clericali puntano ad allargare l’ambito giuridico della loro influenza.

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ONAGROCRAZIA

Aveva ragione Croce (Benedetto, filosofo di qualche nome, da non confondersi con LA croce con cui si firmano molti camerati) quando definì il fascismo “onagrocrazia”, ovvero il comando degli asini selvaggi. I suoi eredi fanno onore ogni giorno a questa qualifica. Per esempio, oggi gira il video in cui il Presidente della Camera, presiedendo l’Aula di Montecitorio, ha pronunciato con grande sicurezza così com’è scritto il nome di Vittorio Bachelet, uno dei più illustri martiri degli “anni di piombo”. Dimostrando di essere vissuto negli ultimi cinquanta anni senza radio, né televisione. Immagino la meraviglia degli alunni che dalle tribune assistevano alla seduta parlamentare, quando hanno sentito storpiare il nome che titola la loro scuola. Chissà se qualcuno di loro ha tremato pensando al suo futuro.

Ben sventurata la mia generazione (dopo ne sono venute alcune altre forse addirittura peggiori) stretta tra i compagni che nei cortei gridavano “Fascisti carogne, tornate nelle fogne” (qualche anno dopo avrebbero sparato a destra e a manca) e i fascisti che nelle fogne sapevano tutto della Carta di Verona e del generale Graziani ma, guidati anch’essi da cattivi maestri, si addestravano a metter bombe nelle piazze. Aggrappati a Russell e a Keynes, assistevamo, irrilevanti, a due forme opposte di abissale ignoranza: i “compagni che sbagliano” scrivevano proclami che avrebbero fatto ridere se non avessero accompagnato azioni truci, i “compagni acculturati” si inebriavano con Schmitt ed Heidegger, mentre i camerati rimanevano ignari di un’eco qualunque della cultura del secondo Novecento. I più acculturati orecchiavano Ardengo Soffici e Papini…

L’Italia in rovina di oggi è anche frutto marcio di questi cumuli di analfabetismo che in un modo o in un altro, nei settori più diversi, hanno segnato l’epoca. Non è un caso che oggi imperversano professori che sostituiscono Popper con Tatarella, o storici stalinisti che paragonano Berlusconi a De Gaulle o non sanno distinguere neppure la tirannia più truce dalla democrazia, anche la più malconcia, o che a un ignorante come una cocuzza non resti altro che presiedere la Camera dei deputati.

la Lepre marzolina – giovedì 20 aprile 2023

RIVOLTOSI DA SALOTTO

Un sondaggio di SWG ci dice che “metà dei cittadini italiani pensa che anche in Italia bisognerebbe fare una rivolta come in Francia, i soggetti di età media e gli elettori M5S”.

Gli italiani da alcuni secoli sono sostenitori dell'”armiamoci e partite”, non sono riusciti mai a decapitare un re, ma solo a sbraitare rivolte e votare Foa come presidente della Rai.

la lepre marzolina – martedì 4 aprile 2023

le mille facce di Meloni: il regionalismo

Quando  la presidente Meloni che ora vota le autonomie  differenziate  di Calderoli  era contraria a qualunque regionalismo…

Il  2 febbraio e il 16 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare poi definitiva, il disegno di legge Calderoli, legge ordinaria ,  per l’attuazione della c.d. autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario.

I rappresentanti di Fratelli d’Italia nel governo hanno votato quel testo, smentendo decenni di posizioni ben diverse e contrarie, non solo alle autonomie regionali , ma al regionalismo in generale quale strumento di buona amministrazione.

Basta scorrere gli annali parlamentari anche recenti  per scoprire che nella XII legislatura fu presentata il 15 gennaio 2014 alla Camera dei deputati una proposta di legge costituzionale firmata da Cirielli e da Giorgia Meloni intesa a  ridisegnare profondamente il titolo V della seconda parte della Costituzione riformato nel 2001.

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MEDIALEX OVVERO A CHE SERVE (AL GOVERNO) LA LEGGE PENALE

di maurizio fumo

Secondo il consolidato canovaccio della legislazione di emergenza, dopo la strage-naufragio di Cutro, il governo emanerà un decreto legge per punire i così detti trafficanti di esseri umani. Lo schema normativo è quello del favoreggiamento della immigrazione illegale. Viene infatti preso in considerazione il trasporto o l’ingresso di stranieri in Italia (o in altro paese di cui il “trasportato” non è cittadino) “attuato con modalità tali da esporre le persone a pericolo per la loro vita o per la loro incolumità o sottoponendole a trattamento inumano o degradante”. Con riferimento a tale condotta, la nuova norma punirà coloro che, promuovono, dirigono, organizzano, finanziano il trasporto, oltre, ovviamente, a chi tale trasporto materialmente effettua (i “famosi” scafisti); si vuol punire, alla stessa stregua anche il tentativo. Le pene sono rigidamente previste “per scaglioni” (come nell’editto di Rotari): morte di più persone, ovvero morte di una persona e lesioni gravi o gravissime ad altre, reclusione da 20 a 30 anni; morte di una sola persona: reclusione da 15 a 24 anni; lesioni gravi o gravissime a una o più persone: reclusione da 10 a 20 anni. Continua la lettura di MEDIALEX OVVERO A CHE SERVE (AL GOVERNO) LA LEGGE PENALE

LE “GRIDA” DEGLI ASINI

Si sfornano “nuovi” reati dimenticando le norme vigenti che stravolgono fantasiosamente . Sembra il caso del “DECRETO SCAFISTI”. Sorprende se non fosse segno di teatro metagiuridico che un esecutivo con il mito della “nazione” emani un decreto che travalicando il limite (nazionale) della sovranità pretenderebbe di fare del giudice italiano una sorta di “giudice assoluto” i cui poteri si espanderebbero sull’intero globo terracqueo senza incontrare alcun limite . Gli antichi romani perlomeno prima di esercitare la giurisdizione dell’impero su territori non romani li conquistavano militarmente. Continua la lettura di LE “GRIDA” DEGLI ASINI