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Il discorso del Premier canadese Mark Carney a Davos 22 gennaio 2026

di mark carney

“È un piacere – e un dovere – essere con voi in questo punto di svolta per il Canada e per il mondo.

Oggi parlerò della rottura nell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta a vincoli concreti. Continua la lettura di Il discorso del Premier canadese Mark Carney a Davos 22 gennaio 2026

Le minacce degli Stati Uniti alla Groenlandia provano, ancora una volta, quanto l’Europa necessiti di un sistema di difesa autonomo

gioventù federalista europea

Dopo il colpo di mano militare compiuto in Venezuela, l’amministrazione Trump prosegue la sua azione contro un ordine internazionale multilaterale fondato sul diritto, annunciando il ritiro degli USA da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 parte del sistema ONU.    

Inoltre, Trump ha dichiarato che le mire espansionistiche statunitensi si rivolgeranno anche alla Groenlandia, in piena coerenza con questa volontà di liquidare il diritto internazionale e imporre la legge della forza. Continua la lettura di Le minacce degli Stati Uniti alla Groenlandia provano, ancora una volta, quanto l’Europa necessiti di un sistema di difesa autonomo

In Venezuela, ancora una volta, fallisce l’ordine internazionale

gioventù federalista europea

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, gli Stati Uniti hanno condotto una serie di bombardamenti sul suolo venezuelano. Nel pomeriggio di oggi Donald Trump ha dichiarato che il Presidente Nicolás Maduro è stato catturato ed è ora prigioniero su una nave da guerra statunitense. L’illegittimità del regime di Maduro, il suo carattere autoritario e le violazioni dei diritti umani, non possono in alcun modo giustificare il gravissimo atto compiuto dagli Stati Uniti, ulteriore conferma della crisi dell’ordine internazionale. Continua la lettura di In Venezuela, ancora una volta, fallisce l’ordine internazionale

La Russia aggredirà i Paesi NATO?

di roberto fieschi

Negli ultimi anni frequenti sono state le valutazioni su se e quando la Russia attaccherebbe i paesi NATO. Qualche esempio.
Il commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius ha lanciato l’allarme dichiarando che la Russia stia preparando un attacco all’Europa “nei prossimi 3-4 anni”.
La Russia potrebbe “sferrare un attacco contro la Nato entro la fine del decennio”, ha dichiarato il presidente del Servizio federale di intelligence (Bnd) tedesco Bruno Kahl: “il conflitto militare diretto con la NATO sta diventando un’opzione per la Russia”.
Secondo il ministro degli Esteri polacco “Siamo di fronte al più alto rischio di guerra in Europa degli ultimi 30 anni”.
Secondo il generale Richard Shirreff, ex vice comandante supremo alleato in Europa per la NATO, il pericolo che si verifichi a breve la terza guerra mondiale non è affatto remoto. Tutto comincerebbe con un cyberattacco russo contro Vilnius, capitale della Lituania.
L’ex presidente Joseph P. Biden nel dibattito presidenziale del giugno 2024 ha affermato che se la Russia avesse vinto in Ucraina, Putin “si sarebbe spostato in Polonia e in altri paesi”. Continua la lettura di La Russia aggredirà i Paesi NATO?

La forma del potere

di angelo perrone

Il racconto di un incontro tra due leader non è solo cronaca di un evento politico. La forma diventa messaggio simbolico. Nel caso del vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage in Alaska (15 agosto 2025), la forma ha prevalso sulla sostanza, rivelando dinamiche di potere e deferenza.

L’incontro è stato segnato da un’attitudine di palese riverenza da parte di Trump. La scorta d’onore dei caccia, il sorriso complice, il tappeto rosso, e la stretta di mano che è sembrata più un gesto di ossequio che di parità, hanno inviato un segnale chiaro. Mentre per il mondo intero Putin era l’immagine di un dittatore, il persecutore di oppositori e il mandante di aggressioni a civili, l’approccio di Trump ha offerto un’interpretazione diametralmente opposta.

Ogni gesto, ogni espressione di deferenza è servita a mascherare la realtà di un leader autocratico, trasformando il persecutore in un pari, o addirittura in una figura di rispetto. L’incontro, nelle sue modalità, ha proiettato un’immagine di intesa e legittimazione, mettendo in secondo piano la sostanza dei fatti e le gravi violazioni che hanno caratterizzato la politica di Putin. La forma, in questo caso, non è stata un semplice dettaglio, ma il cuore del messaggio simbolico.

dai village people al ministro giuli: ballando con le stelle

di francesca palazzi arduini*

La danza sulle note di YMCA allo Starlight Ball del riciclato presidente USA non è stato certo il solo particolare clownesco delle cerimonie presidenziali, ma ha ricordato la consolidata tradizione dei politici di destra nel saccheggiare la musica leggera per cercare di abbellire le proprie manifestazioni pubbliche.
Cultura “popular”, s’intende, e difficilmente usabile, perché il testo del brano cantato dai Village People allude alla possibilità di trovare ragazzi con cui passare la notte nei locali della Young Men’s Christian Association. «They have everything for you men to enjoy.You can hang out with all the boys…», …l’inno ironico della comunità gay Americana viene ripreso per un balletto dal Presidente new-deporter, ma allora il ministro Giuli ha ragione? La destra ha urgente necessità di una sua più calzante egemonia culturale?
In apparenza sì, e gli episodi da nido del cuculo simili a quello trumpiano sono numerosi in Italia, dall’uso di De Gregori (Generale) per salutare sul palco Vannacci, al monito di Vasco Rossi, sempre alla Lega, quando nel 2026 usò la sua C’è chi dice no…ma occorre andare più a fondo.
Certo, non si può intonare in stile country come a Washington America the beautiful per le convention tricolori, o usare la musica trap che inneggia alle pasticche Rolls (e chiama troie le groupies)…ma quel che argomenta Giuli nel suo Gramsci è vivo (160 sudate pagine per Rizzoli) non è solo l’ artificio voodoo di un pensiero scippato e messo fuori contesto (Gramsci pensava ai socialisti e non certo ai ministri in gilet di vellutino). Continua la lettura di dai village people al ministro giuli: ballando con le stelle

l’estrema destra italiana e israele

di Luciano Belli Paci

La presa di distanza dall’antisemitismo risale ad Almirante, che pure era stato segretario di redazione de “La Difesa della Razza” e poi esponente della RSI. Il MSI, che era nato antiamericano e filoarabo, si era convertito nel corso dei decenni in partito filoccidentale e ammiratore di Israele. Ed aveva inaugurato con astuzia un’operazione politica che si è perfezionata solo molti anni dopo, con le formazioni post-missine: quella di enucleare il capitolo antiebraico dalla complessiva storia del fascismo, in modo tale da esibire una sempre più veemente condanna di quel crimine estremo, guadagnarsi titoli di presentabilità e al tempo stesso disseminare il messaggio subliminale secondo il quale il resto del fascismo – se non fosse stato per quel cancro, peraltro di importazione – non sarebbe stato poi così male.

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IL DISCORSO DELLA NONNA E DELLA SUOCERA

Il blocco etico sociale democratico secondo Barack Obama

di giorgio benigni

 

Con quella certa spocchia da dotti dell’Aeropago, in Europa e in Italia si è spesso guardato alle convention per le presidenziali degli Stati Uniti d’America come a passerelle mediatiche buone per le pagine di costume ma con l’idea che la politica fosse altrove.

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LA STORIA LO ASSOLVERÀ

di giorgio benigni

L’amministrazione Biden sta per concludere il suo breve ciclo. Ci si può cominciare a interrogare su quale sia la sua eredità. È evidente che qualora i democratici restassero ancora alla guida degli USA questa legacy sarebbe sovrabbondante, ma già ora è opportuno chiarire alcuni punti di merito che la vulgata trumpiana dello sleepy joe, e quella europea del Presidente rimbambito, evidentemente ma altrettanto immeritatamente disconoscono.
Sull’economia americana i numeri parlano di una crescita che altri paesi occidentali e l’Europa nel suo complesso si sogna. Ma qui il punto non è tanto la politica interna quanto il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Davvero l’America di Biden è meno forte, rispettata, temuta nel mondo rispetto a quella dei suoi predecessori?

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cinque ipotesi per la pace in ucraina

di pier virgilio dastoli
Volodymir Zelensky torna a Kiev dal suo viaggio a Roma, Berlino, Parigi e Londra con molte buone promesse ma con pochi passi in avanti non solo rispetto allo stato del conflitto militare che, al di là della propaganda da una parte e dall’altra, è di fatto congelato da mesi ma soprattutto rispetto alle prospettive di una interruzione di quella che fu definita da Vladimir Putin come una “operazione militare” e ancor di più al ritiro delle truppe russe e del Gruppo Wagner dai territori illegittimamente occupati dalla Federazione Russa dopo il 24 febbraio 2022 che coprono un quinto del paese ed una linea del fronte di 1500 km dalle regioni orientali di Luhans’k e Donetsk a Zaporizhzhya e Kherson a sud.

Nonostante il progressivo aumento degli aiuti militari a Kiev di decine di paesi nel mondo a cui si unisce l’addestramento dell’esercito e dell’aviazione nell’uso di armi di difesa e di attacco avviato da USA e Regno Unito già prima dell’attacco russo, le forze armate dell’Ucraina non sono in grado – contrariamente a quel che è stato da più parti dichiarato – di “vincere la guerra” e di costringere così la Russia ad una resa incondizionata. Continua la lettura di cinque ipotesi per la pace in ucraina

LA STORIA E IL PACIFISMO

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MASSACRI, RESISTENZA, LOGICA

di paolo flores d’arcais

Lettera aperta a Tomaso Montanari e ai suoi compagni pacifisti

Caro Tomaso, provo a occuparmi del tuo articolo su Il Fatto di venerdì 11 marzo, che il redattore ha titolato, con perfetta aderenza al contenuto, “Il militarismo da divano farà strage di ucraini”.
Per cominciare: “guerrafondai” o “pacifisti”, siamo naturalmente tutti “da divano”, visto che possiamo scrivere dalle nostre case senza che le bombe a grappolo di Putin ci costringano negli scantinati o nelle tombe. Dal mio divano, perciò, al tuo, vorrei evidenziare alcune contraddizioni logiche palesate dal tuo testo.
Definisci quella di Putin una “aggressione scellerata”. Giusto. Il nostro punto di partenza è comune, perciò. C’è un aggressore e c’è un aggredito, un carnefice e una vittima (designata). L’aggressione di Putin è anche per te scellerata, immagino, visto che getta missili su scuole e ospedali per bambini, spara sulle famiglie in fuga nei “corridoi umanitari” firmati un’ora prima, e ne concede di nuovi, che conducono però in Russia: corridoi di deportazione, cioè, questa è la sua idea di “umanitario”.
A questa guerra di massacro, il popolo ucraino, stretto attorno al suo presidente democraticamente eletto (col 73% dei voti), ha deciso di opporre la più strenua resistenza. La vittima designata rifiuta di porgere la gola, sceglie di combattere.

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