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Della caccia e degli animali. Spes ultima dea

Altro che mondo al contrario! La maggioranza di governo approva una legge che estende le possibilità di cacciare a specie sinora protette, in periodi sinora protetti, in luoghi sinora protetti, spacciando la “spiritosa invenzione” che i cacciatori sarebbero i veri tutori della natura, insomma guardie ecologiche volontarie! Si suppone che siffatta scelta sia volta a compiacere un’industria che potrebbe anche accontentarsi della lucrosa prospettiva di un vertiginoso aumento di commesse per via dei progettati investimenti per la difesa o, se preferite, per la guerra, e volta a compiacere una categoria che, per legge questa sì naturale, va riducendosi  rapidamente di numero, giacché sembra che ai giovani la caccia non piaccia e ai giovanissimi meno ancora. In questo campo nel futuro, dunque, si può sperare, purché non sia troppo tardi.

A questo proposito, una notizia graziosa ci viene da un’iniziativa recente promossa dal Laboratorio di progettazione urbanistica del Politecnico e dal Piccolo Teatro, nonché dal Comune meneghino. Nell’aula consiliare, presente l’assessora all’ambiente Elena Grandi, una cinquantina di studenti si sono esibiti ciascuno interpretando una specie animale, dando vita a quello che la stampa ha definito un “parlamento degli animali selvatici”. In realtà, si è trattato soprattutto del “parlamento” degli animali cosiddetti liminali, quelli cioè non domesticati che tuttavia vivono in ambienti umani, come cornacchie, piccioni, gatti di colonia, nutrie e così via. Sono le specie animali che più interferiscono con gli umani e possono anche creare disagi e persino avversione. In città – dove, nonostante i buoni proponimenti della maggioranza di governo, ancora non si può sparare, almeno non agli animali non umani  – si pone un problema particolare di convivenza tra le specie, che forse i più piccoli tra gli umani sapranno risolvere. Spes ultima dea.

valerio pocar – martedì 30 giugno 2026

i cacciatori hanno buona mira

Le armi da fuoco possono fare male. Finita la stagione della caccia, possiamo trarre un bilancio dei morti (16) e dei feriti (39) colpiti da armi da fuoco e di quelli morti nell’attività venatoria per scivoloni, malori o reazioni degli animali (34) o feriti (30). Qualche civile incolpevole ci è andato di mezzo: 1 morto e 8 feriti.

La pesca sembra una forma di caccia meno cruenta, giacché i pescatori morti e feriti sono solo 23.

Le armi da caccia hanno anche altri effetti: tra omicidi e suicidi, in gran parte le vittime sono donne, sono 9 i morti e 2 i feriti.

Si dice da qualche autorevole fonte che i cacciatori sono i veri amanti della natura, i veri ecologisti. Infatti, le denunce a carico di questi benemeriti per bracconaggio e altri illeciti venatori sono state 303 con 7 arresti, cifra ovviamente ben lontana dalla realtà dei fatti, per via della notoria carenza del personale (questo sì meritorio) delle forze forestali preposte.

Intanto Donald jr spara a esemplari di specie protette di anatre in una nostra laguna. Sentiamo già e ci conforta la protesta della presidente del con(s)iglio e del ministro competente, mentre il tycoon jr ambisce a sparare a specie protette in Canada e in Groenlandia.

Ps. Quanti sono i morti e i feriti imputabili agli immigrati clandestini?

valerio pocar – lunedì 10 febbraio 2025