Altro che mondo al contrario! La maggioranza di governo approva una legge che estende le possibilità di cacciare a specie sinora protette, in periodi sinora protetti, in luoghi sinora protetti, spacciando la “spiritosa invenzione” che i cacciatori sarebbero i veri tutori della natura, insomma guardie ecologiche volontarie! Si suppone che siffatta scelta sia volta a compiacere un’industria che potrebbe anche accontentarsi della lucrosa prospettiva di un vertiginoso aumento di commesse per via dei progettati investimenti per la difesa o, se preferite, per la guerra, e volta a compiacere una categoria che, per legge questa sì naturale, va riducendosi rapidamente di numero, giacché sembra che ai giovani la caccia non piaccia e ai giovanissimi meno ancora. In questo campo nel futuro, dunque, si può sperare, purché non sia troppo tardi.
A questo proposito, una notizia graziosa ci viene da un’iniziativa recente promossa dal Laboratorio di progettazione urbanistica del Politecnico e dal Piccolo Teatro, nonché dal Comune meneghino. Nell’aula consiliare, presente l’assessora all’ambiente Elena Grandi, una cinquantina di studenti si sono esibiti ciascuno interpretando una specie animale, dando vita a quello che la stampa ha definito un “parlamento degli animali selvatici”. In realtà, si è trattato soprattutto del “parlamento” degli animali cosiddetti liminali, quelli cioè non domesticati che tuttavia vivono in ambienti umani, come cornacchie, piccioni, gatti di colonia, nutrie e così via. Sono le specie animali che più interferiscono con gli umani e possono anche creare disagi e persino avversione. In città – dove, nonostante i buoni proponimenti della maggioranza di governo, ancora non si può sparare, almeno non agli animali non umani – si pone un problema particolare di convivenza tra le specie, che forse i più piccoli tra gli umani sapranno risolvere. Spes ultima dea.
valerio pocar -lunedì 30 giugno 2026