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I collaboratori sono i nuovi riders, gli editori i caporali

di  andrea garibaldi

Giornalisti come riders? Editori come caporali della piana di Gioia Tauro?

Il paragone, evocato dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, è corretto. Lorusso ha anche ricordato l’inchiesta del tribunale di Milano che ha portato a commissariare Uber.  Per caporalato.

Dopo una lunga cavalcata al fianco di medici, avvocati, architetti e notai, il giornalismo assimilato alle professioni liberali finisce qui. Il prestigio sociale, anche a causa di tante cialtronate dei giornalisti stessi, è finito da tempo. La dignità retributiva è all’ultimo miglio.

Dalle cabine di prima classe alla fame. Secondo le nuove tabelle preparate da Caltagirone Editore e inviate ai collaboratori del Messaggero, gli articoli sono pagati da zero a 7 euro, a 13, fino a 39 euro (ma solo oltre le 3500 battute e solo in cronaca nazionale). Ciascun collaboratore non può pubblicarne più di 30 al mese. Incassi ipotetici, quindi, che vanno da 210 a 1170 euro mensili (nel caso, assurdo, di 30 pezzi da oltre 3500 battute).

Naturalmente, lordi.

Il Gruppo Caltagirone ha, nell’insieme, un fatturato di 1,5 miliardi.

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IL GOVERNO DEL RITORNO

Giuro che è vero.

«URGE IL RITORNO DI FORMIGONI PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA».

Cosi titola in prima pagina Vittorio Feltri su “Libero”.

Sìììììììììììììììììì. La democrazia è oggi in pericoloooo: è necessario il ritorno nell’agone politico di un corrotto condannato, prima, a 7 anni e 6 mesi di reclusione, poi ridotti per prescrizione a 5 anni e 10 mesi. Più ad alcune decine di milioni per danno erariale. Ovviamente, non essendo Formigoni un ladro di polli ma un ciellino col colletto bianco e vestito in celeste come tutti i berlusconiani, non può stare più di qualche mese in un posto cosi desolato e destinato ai poveracci com’è la galera, e così il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha deciso di concedergli la possibilità di scontare la pena a casa di un suo amico. Un piccolo scandalo, cui la Corte di Cassazione ancora non ha messo fine, col rischio di confermare il pregiudizio che in Italia la Giustizia non “è uguale per tutti”.

Ma così rende possibile che il popolo tutto della redazione di “Libero”, in stato di ubriachezza, implori il ritorno del Celeste per restaurare la democrazia ormai compromessa. Dopotutto se i corrotti come Formigoni e i corruttori si facessero un loro partito, sicuramente avrebbero la maggioranza. Ma Formigoni ce la farebbe da solo? Il problema è grosso, avrebbe bisogno di chi lo potesse aiutare. Suggeriamo un bel “governo del RITORNO”, con Salvini agli Interni, Previti alla Giustizia, Dell’Utri al Mezzogiorno, Fontana alle Regioni, Bossi alle politiche comunitarie, Feltri a Stampa e Propaganda, Tremonti al Tesoro, Gallera alla Sanità, il Trota al Lavoro, Gelmini alla Cultura.

Lo so, manca un nome, ma Egli deve restare a disposizione per il Colle più alto.

la lepre marzolina – venerdì 28 agosto 2020

“MA QUANTO E’ BUONO CALTAGIRONE”

di Professione reporter

[e.ma.: Finalmente una buona notizia:   il povero palazzinaro Caltagirone, che era riuscito a far scrivere i collaboratori del suo Messaggero  ricompensandoli con una miseria , ma tale da permettere loro di sopravvivere a pane ed acqua, sta tentando un esperimento che aprirà nuove vie al giornalismo italiano. Sulla base di studi scientifici  prodotti da qualche università di paesi dove ancora persiste lo schiavismo, il palazzinaro, che prende copiosi finanziamenti pubblici, inaugura un nuovo corso che si fonda su un ragionamento ineccepibile: se un collaboratore riesce a scrivere nutrendosi a pane ed acqua, perché non proviamo a sottrargli il pane e vediamo  se non diminuisce la qualità del prodotto? La Federazione nazionale della stampa, da anni complice degli editori, sta assistendo ammirata a questa prova, che se  avesse successo potrebbe essere introdotta persino nel prossimo contratto nazionale.]

Il Messaggero aggiorna le tariffe da fame nel silenzio del sindacato

 

Sono le nuove tariffe imposte dal Messaggero di Roma di Francesco Gaetano Caltagirone ai collaboratori. Un listino tipo barba, capelli e shampoo. il giornalismo però non è solo fatto di un tanto a battuta sul computer. Può esserci qualità ed esclusività anche in 30 righe.

Il nuovo tariffario è prendere o lasciare.

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SALUTO A GIULIO GIORELLO – DISSENSO, PENSIERO CRITICO E RICERCA SCIENTIFICA di Giulio Giorello

La scomparsa di Giulio Giorello ci ha profondamente affranti. Critica liberale non è solamente una rivista e una Fondazione che fanno opera di testimonianza di un liberalismo autenticamente progressista, è una cerchia relativamente ristretta di persone  che cercano di vivere avendo come stella polare il valore della libertà. E quando se ne va uno che sentiamo dei nostri, il dolore è più profondo perché se ne va un sodale. Giulio era uno spirito libero e liberale. Ce ne sono troppo pochi.

Quando, l’anno scorso, abbiamo deciso di celebrare  l’anniversario di Critica liberale con un Convegno che sentivamo un po’ come riassuntivo di tutto il nostro impegno di mezzo secolo, non abbiamo avuto alcun dubbio: la lectio magistralis doveva essere pronunciata da Giulio Giorello. E egli è venuto a Roma e ci ha offerto una vera lezione . Mentre parlava, sul tavolo aveva qualche appunto e un solo libro, impregnato di secoli di civiltà liberale: Autorità e individuo, un volume di Bertrand Russell. La sua lezione, che qui riportiamo integralmente, rappresenta uno dei sempre più rari esempi di comunione tra una cultura  sterminata e passione politica. Tra spirito critico e volontà di fare. Tra devozione verso il dubbio e convinzioni laiche non fanatiche. Le  sue parole potrebbero costituire il programma di un partito politico, di quello che noi di “Critica” chiamiamo “il partito che non c’è”. Purtroppo  il nostro paese sta sprofondando in una decadenza che appare inarrestabile. L’unica consolazione è che, in questo deserto intriso d’ignoranza e di opportunismo, a noi e ai giovani nessuno potrà sottrarre il libri di un Russell  e di un Giorello.  [e.ma.]

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DISSENSO, PENSIERO CRITICO E RICERCA SCIENTIFICA

di Giulio Giorello

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IN RICORDO DI GIULIO GIORELLO

di iniziativa laica – Giornate della laicità di Reggio emilia
 
Care amiche e cari amici di Iniziativa laica,
ieri se ne è andato Giulio Giorello, un amico delle Giornate della laicità, uno spirito critico e libero, sempre aperto al confronto e profondamente curioso, capace di connessioni mai scontate tra discipline anche molto diverse tra loro. Una persona generosa, capace di affrontare ogni questione con spunti sempre originali, senza perdere il rigore scientifico proprio della sua formazione. Vogliamo ricordarlo attraverso il suo pensiero, il dono più prezioso che ci ha lasciato in eredità e su cui continueremo a riflettere.

In questi anni Giulio Giorello è stato nostro ospite in più occasioni. L’ultima appena un anno fa, in un interessante dialogo a quattro tra filosofia e fumetto con Cinzia Sciuto e gli autori della graphic novel “Kraken” Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari, sulla complessità dei rapporti tra l’individuo e la comunità e sul margine di autonomia, di libertà e, in ultima istanza, di creatività che ciascuno può ritagliare per sé. Se volete (ri)vederlo cliccate qui.

Nella stessa edizione, aveva affrontato il tema del rapporto tra il pensiero critico, scientifico laico e creatività con Enzo Marzo (qui il link).

Qui, invece, la registrazione del suo intervento alle Giornate della laicità 2012 sul tema “Neutralità/Privilegi” in dialogo con Tullio Monti.

E infine qui un contributo scritto dallo stesso Giorello, dal titolo “La scienza antidoto al fanatismo”, pubblicato sul sito di MicroMega.

Un grande intellettuale laico, di cui sentiremo moltissimo la mancanza.

PROFESSIONISTI DELLA POLITICA

Pensiero del giorno tra una task force e l’altra, nella selva dei 1450 commissari ,assistendo al dibattito/non dibattito  in parlamento su recovery fund e plan.
Heri dicebamus:
CALAMANDREI SUI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA,

“Un tempo potevano far parte delle assemblee parlamentari anche uomini insigni della loro professione, che, nelle loro brevi comparse in Parlamento, potevano, quando si presentasse un argomento di loro competenza, portare nella discussione il contributo della loro scienza e della loro esperienza. Oggi chi voglia continuare a coltivare gli studi bisogna che rinunci a ogni incarico parlamentare: e chi viceversa vuol dedicarsi alla professione parlamentare, bisogna che si contenti di addestrarsi in una tecnica politica di carattere pratico e superficiale, che forse non si può neanche chiamare cultura, ma soltanto abilità.

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LA LEZIONE DI MACRON

di marco patricelli    [News List di Mario Sechi]

Mesdames et messieurs, giù il cappello di fronte a Emmanuel Macron.

Il presidente della Repubblica francese stavolta non le ha mandate a dire: «La Francia è ferma nel condannare il razzismo ma non cancellerà la sua storia, né abbatterà statue e monumenti». Forte e chiaro in diretta tv e doccia gelata sulle febbri della caccia al personaggio storico da gettare giù dal piedistallo nel tripudio di folla perché cento, duecento, trecento anni fa non solo non marciava contro il razzismo ma addirittura lo era, persino inconsapevolmente, perché così andava il mondo. Un mondo che non è mai stato perfetto, né allora né oggi, anche se oggi anche per presa di coscienza è probabilmente migliore di quello di allora.

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USCITO IL N.66 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI E ANCHE SUL FATTOQUOTIDIANO.IT

per scaricare il pdf clicca qui e anche https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/18/di-questi-tempi-mi-fanno-sorridere-certi-sedicenti-liberisti/5836742/

Sommario
la biscondola
5. paolo bagnoli, il 2 giugno è uno, e uno solo
res publica
6. riccardo mastrorillo, invettiva contro i neo (sedicenti) liberisti
9. enrico borghi, recuperiamo le culture politiche
11. angelo perrone, razzismo, male da estirpare
la vita buona
7. valerio pocar, morire vecchi
lo spaccio delle idee
13. giovanni perazzoli, il totalitarismo del “politicamente corretto” – l’obiettivo è la distruzione della coscienza colpevole dell’uomo occidentale
16. pietro polito, elogio dell’attenzione: il messaggio della nonviolenza
19. ernesto rossi, un popolo di furbi
21. comitato di direzione
21. hanno collaborato
5. bêtise d’oro
7-10-15-18-20. bêtise

“PERCHÉ RESTO A REPUBBLICA” – UNA OPINIONE CONTRARIA, OVVIAMENTE CENSURATA

IL 28 MAGGIO MICHELE SERRA , RISPONDENDO A UN LETTORE SUL “VENERDÌ” DI “REPUBBLICA”, HA MOTIVATO LA SUA DECISIONE DI RESTARE A GEDI DI ELKANN (GRUPPO SEMIMONOPOLISTICO NELLA CARTA STAMPATA, CON I SUOI 16 QUOTIDIANI, L’ESPRESSO E ALTRI PERIODICI).   

ENZO MARZO HA INVIATO ALLA RUBRICA  “SERRA RISPONDE AI LETTORI” UN COMMENTO CRITICO CHE OVVIAMENTE NON E’ STATO PUBBLICATO. 

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CONFERENZA EPISCOPALE E OMOFOBIA

di franco grillini

La conferenza episcopale non vuole la legge contro l’omofobia dicendo che ci sono già norme che coprono a sufficienza questo campo e dicendo che bisogna puntare sull’educazione. Bene: perché non ci fanno l’elenco delle norme che dovrebbero già adesso tutelare contro i comportamenti e i reati commessi colpire orientamento sessuale e identità di genere? Ce lo date o no questo elenco? Non ce lo potete dare perché questo norme semplicemente non esistono.

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USCITO IL NUOVO NUMERO SEMESTRALE DE “GLI STATI UNITI D’EUROPA” GENNAIO – GIUGNO 2020 – SCARICABILE GRATIS QUI

per scaricare il pdf del semestrale clicca qui

Indice
editoriali
04 – giovanni vetritto, più europa, subito
06 – pier virgilio dastoli, un hamilton moment da perpetuare
lo stato dell’unione
08 – istván teplán, orban e l’ombra di hitler
11 – aurelia ciacci, next generation, svolta decisiva o solita delusione?
14 – silvia bruzzi, l’unione sanitaria europea, una nuova sfida
19 – walter ganapini, green deal, una strategia europea per la transizione ecologica
materiali federalisti
26 – dichiarazione movimenti europei di italia, francia, spagna e polonia
quale finanza per la ripresa europea
30 – alberto majocchi, finanziare il rilancio con union bonds
34 – fabio masini, mes, le ragioni del si
38 – walter paternesi meloni-antonella stirati, mes, le ragioni del no
45 – claudia lopedote, quanta democrazia europea serve per soddisfare la democrazia tedesca
europa in rosa tra attualità e memoria
55 – marcella mallen, la leadership europea è donna: la prima prova
60 – andrea becherucci, fabrizia baduel glorioso ovvero “madame europe”
70 – maria pia di nonno, una rivoluzione in rosa al parlamento europeo
77 – hanno collaborato
 

TUTTI I DUBBI SU UN’APP PASTICCIATA

Un modesto ragionamento (a prescindere dallo stupido  tifo da stadio tra catastrofisti governativi e negazionisti, tra l’altro) sull’app.  E partiamo dalla pubblicità che alcuni hanno trovato antifemminile.  Dicono che sarebbe anonima.   Ma allora servirebbe a ben poco: incrociato un infetto o se incrocio altre persone prima di sapere di essere infetto chi ne informa il servizio sanitario? E se essendo asintomatico continuo in assoluta buona fede a circolare potenzialmente infettando? Che succede? Ne rispondo? E poi registrarsi tramite Google o Apple su cui si è nominativamente profilati non pare conciliabile con l’anonimato.  Dicono che servirebbe a tracciare i contatti  di nuovi contagiati e con i contagiati.  Ma, posto che il tampone, al netto del tampone di controllo, lo hanno fatto a pochissimi (poco più di 1 milione e mezzo su 60 milioni) ,ora 60 mila al giorno in media con ritardi di  10/20 giorni rispetto ai sintomi  ed esiti successivi di circa 5 giorni e che molti , se non i più di costoro, o sono per fortuna guariti o alcuni purtroppo deceduti, la probabilità di incrociare uno di loro o che altri da me incrociati nei 15 giorni antecedenti fossero infetti è minima, residuale o  infinitesimale.  Inoltre le persone contagiate e contattate, per fare scattare l’allerta, dovrebbero anche esse  avere scaricato l’app  ed entrambi avere il cellulare  con l’app  in funzione aggiornata  quando vengano in contatto. Troppe cose in contemporanea, o no?      Continua la lettura di TUTTI I DUBBI SU UN’APP PASTICCIATA