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ORA O MAI PIÙ

di enzo marzo

28 febbraio 2025: alla Casa Bianca si consuma il giorno più disonorevole e turpe della storia degli Stati Uniti. Le vicende dell’ultimo secolo non ci hanno fatto mancare esempi di giornate simbolo della scelleratezza umana. Viene in mente subito il 23 agosto 1939, la giornata dell’accordo rossobruno tra i due totalitarismi, comunista e nazista, per spartirsi l’Europa Orientale, che fu anche l’origine della Seconda Guerra mondiale. Fu firmato sotto un dipinto tragico, “Isola dei morti” di Böcklin, significativo preannuncio di ciò che sarebbe avvenuto negli anni successivi. Ci furono giovani comunisti francesi che si suicidarono non sopportando il disonore di uno Stalin che si alleava con Hitler. Le foto dell’epoca immortalano la compostezza dei protagonisti di quell’evento, come se avvertissero la tragicità delle sue conseguenze sull’esistenza di centinaio di milioni di esseri umani. È trascorso un secolo, nello Studio Ovale Trump ha perpetrato lo spettacolino simbolo del suo tradimento di tutti i valori liberaldemocratici, di tutte le alleanze, di tutti gli sforzi del suo stesso paese per difendere la libertà dell’Ucraina, e lo ha fatto vedere in mondovisione ostentando arroganza e volgarità al loro ultimo stadio. (1) Se l’abilità di un venditore di pentole si misura dal numero di pentole che riesce a spacciare, quello di Trump e del suo scagnozzo Vance è stato un catastrofico disastro. La sua trappola da maramaldo, agli occhi del mondo intero, ha dato vita a due figure esemplari: un “eroe”, che pur avendone l’occasione tre anni fa rifiutò di abbandonare il suo paese aggredito e che ora implora solo sicurezza per il suo popolo, e un “delinquente” che ribalta la politica del suo paese per rubare al “debole” le sue “terre rare” e spartirsele col “nemico” divenuto complice. Ecco una bella coppia di sciacalli. Il tutto esibito senza un’ombra di vergogna.

La “sostanza” della politica trumpiana si è completata con una “forma” aggressiva quanto triviale, ma già c’era stata tutta il 24 febbraio nel voto all’ONU sulla Risoluzione a favore dell’Ucraina, dove gli Usa trumpiani hanno ribaltato la loro politica e hanno votato contro in 18, assieme alla Russia, alla Corea del Nord e a un mazzetto di paesi canaglia protetti da Putin. Cina e India astenuti. Mai gli Usa sono stati così isolati e così in cattiva compagnia. Quindi, aldilà di tutti gli insulti, prima e dopo l’incontro a Washington, la sostanza si era manifestata assai chiaramente. Nello Studio Ovale è diventata solo irreversibile. Trump si è iscritto ufficialmente nella schiera dei “nemici” di Kiev. Ma non si è accorto che la trappola del 28 febbraio sancisce ovviamente la fine del ruolo degli Usa nella trattativa Russia-Ucraina. Le due controparti devono assolutamente mettersi al tavolo della pace al più presto, ma Trump con tutta evidenza non può sedersi dalla parte dell’Ucraina, avendo sposato le ragioni di Putin e l’equiparazione tra pace e resa senza sicurezza. D’altronde Putin saprà benissimo che un accordo con Trump sulla pelle dell’Ucraina è sì facilmente raggiungibile ma sarebbe inefficace perché difficilmente realizzabile senza l’assenso dell’Ucraina. Se Trump verrà invitato dall’autocrate russo potrà al massimo sedersi di fronte a Zelensky, accanto a Putin. Ma chi si siederà accanto all’ucraino?

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APPELLO PER UN UMANESIMO MILITANTE

di pier virgilio dastoli

Ciò che oggi sarebbe necessario è un umanesimo militante, che si saturi della convinzione che il principio della libertà, della tolleranza e del dubbio non deve lasciarci sfruttare e sorpassare da un fanatismo che è senza vergogna e senza dubbi. Se l’umanesimo europeo è diventato incapace di una gagliarda rinascita delle sue idee; se non è più in grado di rendere la propria anima consapevole di sé stessa in una pugnace alacrità di vita, andrà in rovina e ci sarà una Europa il cui nome non sarà più che un’espressione storica e da cui sarebbe meglio rifugiarsi nella neutralità fuori dal tempo” (Thomas Mann, Achtung Europa 1938).

Così scriveva Thomas Mann agli Europei alla vigilia della deflagrazione della Seconda Guerra Mondiale mentre era andata in scena la vergogna degli accordi di Monaco fra Neville Chamberlain, Eduard Daladier, Adolf Hitler e Benito Mussolini che – in assenza dei rappresentanti della Cecoslovacchia  – aprirono una strada su cui Francia e Regno Unito erano convinti di aver ottenuto una pace duratura accontentando le mire espansionistiche del Terzo Reich nei territori cecoslovacchi di lingua tedesca che invece dettero vita ad una guerra di conquista nazifascista su tutto il continente europeo.

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Partirà il corteo dei vassalli?

di giovanni perazzoli

Viene detto e ripetuto che Trump è un isolazionista. Non è vero. La cifra della politica di Trump è la politica estera. Le sue posizioni di politica interna sono banalità: la lotta all’immigrazione illegale, il contenimento del wokismo, un po’ di politica economica basata su meno tasse e riduzione della spesa pubblica. Staremo a vedere, ma dubito che vedremo dei cambiamenti epocali.

Dove invece potremmo davvero vedere cambiamenti epocali è nella politica estera, con la rottura dell’architettura atlantica che ha garantito la pace: un’alleanza naturale tra democrazie. I cambiamenti epocali potrebbero arrivare con la disgregazione dell’UE. Cresceranno i populisti (amici di Trump, c’è da scommetterci), che metteranno in crisi i già debolissimi stati europei. Partirà il corteo dei vassalli? Eccome! Naturalmente, tutto a vantaggio delle autocrazie.

#stiamounitiineuropa 1

di pier virgilio dastoli 

Michele Serra – prima in una sua Amaca intitolata “dite qualcosa di europeo”, poi nella sua newsletter su Il Post e infine il 28 febbraio su La Repubblica con il titolo “Una piazza per l’Europa” – lancia l’dea di una manifestazione per l’Europa in tutte le principali città europee rispondendo all’appello del Movimento europeo per un “umanesimo militante” che abbiamo pubblicato il 17 febbraio su questa newsletter e sulla rivista online de Il Mulino richiamandoci al messaggio che Thomas Mann rivolse agli Europei in occasione della Conferenza di Monaco nel 1938 in cui l’ignavia dei francesi e dei britannici aprì la strada alla Seconda Guerra Mondiale scatenata da Adolf Hitler e dal suo sodale Benito Mussolini.

Non è la prima volta in effetti che gli Europei si mobilitano per l’Europa perché seicentomila cittadine e cittadini parteciparono a cavallo degli anni cinquanta e sessanta al Congresso d’Europa promosso da Altiero Spinelli dopo la caduta della Comunità Europea di Difesa e la “beffa del Mercato Comune” – come definì Spinelli i Trattati di Roma – e centomila persone scesero in piazza a Milano nel giugno 1985 per gridare il loro sostegno al progetto di Trattato sull’Unione europea approvato dal Parlamento europeo nel 1984 con una mobilitazione popolare tradita poi dai governi che a quel progetto lungimirante preferirono il più modesto Atto Unico definito da Spinelli “un topolino partorito da una montagna”.

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IL FALLIMENTO DELLA BREXIT

di graham watson

Ci sono voluti sei anni a John Bull per svegliarsi e capire quello che Jock Tamson aveva previsto nel 2017. La Brexit ha reso il Regno Unito più povero e ha privato le persone di opportunità. La grande domanda ora è se la Scozia e l’Irlanda del Nord si staccheranno dall’Inghilterra e rientreranno nell’UE.
(N.B. John Bull e Jock Tamson sono i nomi generici dati rispettivamente a inglesi e scozzesi).

SERVONO BENI PUBBLICI EUROPEI

di pier virgilio dastoli

Noi riteniamo che ci siano almeno quattro ragioni che rendono necessaria la creazione di beni pubblici europei, affidandone la gestione oggi alla Commissione europea e domani ad un vero governo europeo sotto il controllo dell’autorità di bilancio europea (Parlamento europeo e Consiglio) e sottraendone la responsabilità esecutiva ai governi nazionali.

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MORIRE (DI NUOVO) PER DANZICA

di giovanni vetritto

L’uccisione del Sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, avvenuta nelle scorse ore, lega sinistramente al nome della città polacca questo difficile momento storico, per tanti versi già simile alla crisi europea tra le due Guerre mondiali del ‘900.

Si apre ufficialmente con questo omicidio la campagna elettorale in un Est ancora anni luce lontano dal costume (prima ancora che dalle regole) della democrazia liberale, che solo la miopia, la sudditanza a un papato politicamente attivo e una realpolitik priva di ideali potevano immaginare, solo pochi anni fa, codecisore di una Unione Europea così faticosamente tratta dalle secche dell’incomprensione dall’Atto Unico del 1986.

Il regime instaurato in Polonia dal PIS di Jaroslaw Kaczynski sta ormai abbandonando pressoché del tutto i caratteri di uno Stato di diritto.

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IL CAPO IN GILET GIALLO E DOPPIOPETTO

di enzo marzo

DOMANDA A LUIGI DI MAIO, CAPO DEL M5S.

Egregio Capo,

nei giorni scorsi lei ha rotto gli indugi e sorprendentemente ha annunciato la sua volontà di allearsi, in occasione delle elezioni europee, con i “gilets jaunes” francesi e con il polacco Pawel Kukiz, fondatore di un partito cui ha dato modestamente il suo stesso nome (Kukiz’15 ), dichiaratamente di estrema destra, euroscettico e nazionalista. A Kukiz non manca nulla: è anche un reazionario clericale famoso per le sue battaglie contro la legislazione sull’aborto, che piaceranno particolarmente all’elettorato femminile grillino.  Ricordiamo che il M5s nell’ultima legislatura europea è stato con i parlamentari dell’Ukip di Farage, promotore della Brexit, acerrimo nemico della Unione europea e di estrema destra. Ora che Farage ha ottenuto il suo obiettivo, lei va a cercare i suoi partner nell’estrema destra europea in aperta concorrenza con Salvini. Bella gara…

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UN PO’ DI DIGNITÀ, ORSÙ

di enzo marzo

  1. DOMANDA A GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Non invidiamo il povero nostro Presidente del consiglio stretto da due guidatori, ubriachi e senza patente, che hanno lanciato la macchina del nostro paese a folle velocità contro il muro della realtà. Apprezziamo il suo tentativo odierno di rimediare in qualche modo agli esiti prevedibilissimi dopo la lettera di Bruxelles con parole sensate: «Potete anche criticare la manovra ma non dimenticate che stiamo agendo in modo responsabile nell’interesse degli Italiani». Invece riteniamo velleitarie le parole che poi ha aggiunto: «Non alimentiamo fiati, voci, polemiche, di chiunque siano e ragioniamo sugli obiettivi e sulla costruzione di un percorso a cui tutti dobbiamo lavorare».

Il suo è un invito che prende le distanze dalle forze di maggioranza e da suoi ministri, ma non crede, caro Premier, che il nostro destino sia segnato senza una sua presa di posizione chiara e decisa che ridia un minimo di credibilità a lei stesso, al ruolo che ricopre e  al paese di fronte all’Europa?

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un fronte popolare vietato a fascisti e razzisti…. e alla politica

Abbiamo letto con attenzione l’appello del sindaco di Napoli  Luigi de Magistris, per “l’unità delle forze che vogliono finalmente attuare in pieno la Costituzione”. Osserviamo che l’appello, più che per la costruzione di un “fronte popolare”, termine che comunque evoca trascorsi complicati nella recente storia italiana, pare più indirizzato alla costruzione di un fronte populista speculare, a sinistra (forse), di quello già messo in campo da SalviMaio. Continua la lettura di un fronte popolare vietato a fascisti e razzisti…. e alla politica

CHI INQUINA I POZZI?

di enzo marzo

  1. DOMANDA a LUIGI DI MAIO, V. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E CAPO DEL M5S

Caro v. presidente, alcuni giorni fa è certo che a Palazzo Chigi si è svolta una riunione di vertice in cui è emersa una grande preoccupazione per l’accoglienza in Europa del Def. Quindi si è deciso in quella sede di gettare acqua sul fuoco e cercare di rassicurare mercati e governi europei. Manovra tardiva, poco credibile e appiccicaticcia. Ma comunque necessaria.

A fare terra bruciata erano stati già i rappresentanti di Lega Ladrona con la loro diplomazia da squadristi da curva sud o da nostalgici mussoliniani. E hanno continuato a farlo. Così sono fioccati i “me ne frego”, le ironie sulle “letterine di Natale” e perfino le performances da hooligan di un energumeno leghista, scarpa in mano, contro i documenti dell’Unione europea. Tanto per dimostrare plasticamente quanto sia forte la buona volontà italiana per l’imminente trattativa e per la permanenza nell’Unione…

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UNA VIOLAZIONE DEL TRATTATO DI LISBONA

di pier virgilio dastoli

Se il disegno di legge sul cosiddetto reddito di cittadinanza fosse applicato solo ai cittadini italiani escludendo i cittadini europei residenti in Italia ciò configurerebbe una violazione del Trattato di Lisbona secondo il principio di non discriminazione sulla base della nazionalità. Se il disegno di legge fosse applicato solo ai cittadini italiani ciò configurerebbe una violazione della Carta dei diritti fondamentali secondo il principio di non discriminazione sulla base della nazionalità che si applica a tutte le persone legalmente residenti in Italia. Il rispetto di questi principi riguarda tutti i residenti nell’Unione europea e deve essere applicato in Belgio, in Francia, in Germania, in Lussemburgo eccetera e se uno di questi governi violasse questo principio dovrebbe essere portato davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea e obbligato a modificare una legge siffatta. Il Presidente della Repubblica dovrebbe rifiutarsi di firmare una eventuale legge sul reddito di cittadinanza applicato solo agli italiani per manifesta incostituzionalità. I giudici italiani inoltre sono tenuti a disapplicare una legge che non è conforme al diritto dell’Unione.