La lettera degli accademici europei: “Senza una nuovo patriottismo, il declino dell’Unione è inevitabile”
Il 26 marzo dal Consiglio europeo dedicato alle misure da prendere per gestire la crisi più grave dal 1929 a oggi, molto peggiore della crisi del 2012-2017, è emersa un’Unione Europea drammaticamente divisa. La pandemia di coronavirus e le crisi economiche e sociali che stanno emergendo mettono l’Europa di fronte a un’opportunità straordinaria: decidere di avanzare verso un’unità più profonda o imboccare un declino irreversibile. La via che prevarrà dipenderà naturalmente dalle decisioni dei Governi nel Consiglio europeo e nelle altre istituzioni dell’Unione; ma anche, e soprattutto, dalla mobilitazione dei cittadini e dell’opinione pubblica in ognuno degli Stati membri. Misure che corrispondono ai valori, alle tradizioni e alle maggiori responsabilità globali dell’Unione Europea? La domanda per l’Europa è la seguente: l’Unione Europea è una comunità del destino, una Schicksalsgemeinschaft, o è solo un’associazione strumentale di egoismi nazionali, dove la scelta cieca di ciascuno per se stesso prevale chiaramente sulla capacità di raccogliere sfide storiche? Esiste ancora un comune senso di appartenenza, basato su forti interessi comuni?


[e.ma.] Chi semina vento, raccoglie tempesta. Da anni si tesse l’elogio dell’Uomo forte, dei Pieni Poteri, e alla fine lo trovi l’Imbecille che si ubriaca di tante cretinate e fa proclami al Popolo. L’Appello al golpe di Matteo Valléro non è di per sé preoccupante, ma è sintomatico. Basta leggere l’incipit: “Il Popolo italiano invoca…”. Da un paio di anni qualunque “personaggetto” parla in nome del Popolo. Qualunque aspirante a un regime personale si ubriaca con la parola “populista”, senza capirne il senso. Se prendesse piede questo andazzo chiunque potrebbe scrivere: “Il Popolo italiano invoca che tale Matteo Vallèro sia fucilato all’alba per sedizione…” (Matteo Vallèro coerentemente dovrebbe rispettare la volontà del Popolo) oppure “Il Popolo italiano (cioè una minoranza di parlamentari, pretende le elezioni politiche prima del tempo…”. Così, si va indietro, imbecillità dopo imbecillità. Più preoccupante ancora è “la pezza peggiore del buco” con cui l’esagitato opinionista della “Verità” (evidentemente Belpietro ha un sesto senso per scegliersi collaboratori all’altezza della sua testata) cerca di scusarsi e si rimangia tutto. Da velleitario fascio-golpista si mette ” strizza” e precipitosamente si autoriduce a comparsa di “Vogliamo i colonnelli”. E suscita solo ilarità e pena.