DOV’E’ FINITO IL POPOLO DEL 4 DICEMBRE?

di pier paolo caserta

In molti stanno misurando, nel bene e nel male, la propria contrarietà o il proprio assenso nei confronti del nascente governo sull’asse dell’Europa, dell’economia, del contrasto all’austerity. Suggerirei di riposizionare le aspettative, tanto per cominciare, su quanto si legge alle pagine 6 e 7 del “Contratto” a proposito del “Comitato di conciliazione”, un organismo parallelo al Consiglio dei ministri chiamato a decidere sulle eventuali discordanze tra le due parti politiche che hanno sottoscritto il “Contratto per il governo”. Il funzionamento non è chiaro e del resto, con una ulteriore forzatura giuridica, una dicitura alla fine del paragrafo precisa che “la composizione e il funzionamento del Comitato di conciliazione sono demandate ad un accordo tra le parti”. Un tale organismo rappresenta una sostanziale alterazione dell’architettura costituzionale e invade le funzioni dell’Esecutivo.

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LA REPUBBLICA IN OSTAGGIO

di giancarlo tartaglia

Dopo settimane in cui il Presidente della Repubblica ha consentito a grillini e leghisti, forse con eccessivo garbo istituzionale, di tenere in ostaggio lo Stato, è stato finalmente partorito il cosiddetto “Contratto per il Governo del cambiamento”, che, oltre a contenere aspetti decisamente ridicoli, quali la previsione della sua sottoscrizione da parte dei “signori” Di Maio e Salvini, le cui firme “leggibili” dovranno essere autenticate da un Pubblico Ufficiale, richiama alla mente nel suo complesso l’antico detto napoletano che certe cose non vanno messe in mano alle “creature”.

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ORLANDO, MINISTRO DELL’INGIUSTIZIA E DELLA CASTA

Ripubblichiamo volentieri un articolo di Marco Grasso, pubblicato oggi  16 maggio 2018 su “Il secolo XIX”. 

SVOLTA CLAMOROSA A POCHI GIORNI DALL’INIZIO DELL’APPELLO ALL’EX TESORIERE
Belsito e Bossi, una legge può salvarli
La nuova norma richiede la querela: la Lega potrebbe “graziare” i due imputati

IL RISCHIO concreto è che una leggina, approvata lontano dai riflettori, cancelli con un colpo di penna uno dei più grandi processi alla politica ultimi anni. Lo scandalo
dei milioni portati in Tanzania dall’ex tesoriere Francesco Belsito e le spese pazze della Bossi “family”, che con soldi pubblici pagava ogni capriccio della famiglia del Senatur e del carrozzone del Cerchio magico, tra cui la fantomatica laurea albanese del Trota (77mila euro), migliaia di euro di multe e un’Audi da 44mila euro.

La ciambella arriva a pochi giorni dall’inizio del processo d’appello a Belsito, ed è contenuta in un decreto legislativo entrato in vigore pochi giorni fa, voluto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando con intento deflattivo.

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RAZZISTI, BRAVA GENTE (un primo passo)

di franco pelella

Qualche giorno fa il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha fatto le seguenti affermazioni sulla Lega di Matteo Salvini: “Sono estraneo agli ideologismi…quando i leghisti hanno amministrato lo hanno fatto bene, è gente corretta, rigorosa e brava dal punto di vista amministrativo…credo che, almeno dal versante Lega, non ci sia da aspettarsi sui conti pubblici qualche colpo di testa: i loro riferimenti sono imprenditoriali, è gente abituata a fare conti con i piedi per terra…” (g. r.: E il governatore sale sul Carroccio; La Città, 11/5/2018).

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L’IDOLO IMMONDO

Quindi Mattarella ha dissepolto Einaudi. Ne siamo contenti. Ugualmente siamo felici quando un personaggio come Salvini, che pensavamo ignorantissimo, dimostra di aver orecchiato il vecchio Einaudi. Al punto di correggere il presidente della repubblica: “Ma Einaudi va letto tutto, scrisse di un Paese fondato sull’autonomia”. Quanto è vero. Ha proprio ragione Salvini: Einaudi va letto tutto, anche le centinaia di pagine che scrisse dalla prima guerra mondiale in poi sulla necessità storica  di un’Europa federata e contro i danni del nazionalismo. Fino a raccomandare di fugare “dal cuore degli uomini l’idolo immondo dello stato sovrano”. Capito, caro lepenista?

TUTTA COLPA DELLA BORGHESIA? (con una risposta di Michele Serra e una replica)

di giovanni vetritto

Si resta non so se più spiazzati, irritati o stanchi leggendo e rileggendo “L’Amaca” di Michele Serra del 20 aprile scorso, in merito alla quale si sta sviluppando un dibattito piccolo ma rivelatore.

La tesi, in breve, è che il bullismo di alunni e genitori contro maestri, professori e, indefinitiva, contro l’istituzione stessa, si manifesti nelle scuole superiori tecniche, perché sono frequentate dai figli del popolo, lasciati impreparati culturalmente ma, più in generale, educativamente, dalla scuola programmaticamente classista della borghesia; classe che invece continua a frequentare i licei, forte della sua supremazia di classe.

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ALLA FIERA DELL’IRRESPONSABILITA’

Orientamento di Critica liberale

L’intera classe politica, dopo due mesi di indegni balletti post-elettorali, dovrebbe spiegare al Paese una semplicissima cosa: ma perché, avendo votato pressoché al completo una legge elettorale di impianto proporzionale, sta sprofondando le istituzioni nell’ingovernabilità, comportandosi come se quella stessa legge fosse maggioritaria?

Perché il PD vaneggia di elettori che l’avrebbero mandato all’opposizione punendolo elettoralmente, quando con una legge proporzionale il PLI rimase al Governo quasi ininterrottamente per mezzo secolo avendo anche meno del 2% dei consensi? Perché i M5S vaneggiano di mandato pieno a governare avendo avuto qualcosa meno di un terzo dei consensi? Perché la Destra articolata in tre partiti parla a tre voci, pur avendo raccolto i consensi in un unico paniere, al punto che basta la chiusura di una compagine del terzetto per far saltare una possibile alleanza di governo?

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PERCHÉ’ RENZI E’ EVERSIVO

di paolo fai

Se è vero quanto asseriva George Steiner, nell’Introduzione di uno dei suoi libri migliori (ma si potrà mai fare una classifica di qualità tra la produzione scientifica di Steiner?), «La lezione dei maestri», che «le arti e gli atti dell’insegnamento sono, nel senso proprio di questo termine abusato, dialettici», perché «il maestro impara dal discepolo ed è modificato da questa interrelazione in quanto essa diventa, idealmente, un processo di scambio», è anche vero che, senza l’impulso magisteriale, le potenzialità responsive del discepolo rimarrebbero allo stato di latenza.

Che le cose stiano così, ne è prova l’impeccabile intervista che Gustavo Zagrebelsky ha rilasciato a Marco Travaglio per “il Fatto Quotidiano” (martedì 1 maggio 2018, pp. 4-5) sulla situazione politica di questi giorni, sullo stallo istituzionale dovuto alle difficoltà di fare un governo da parte di Di Maio per il veto posto da Renzi a qualsiasi forma di dialogo con i 5Stelle.

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Alfie tra pietà, responsabilità e diritto alle cure

C’è chi giustifica la decisione della Corte inglese di far morire Alfie , sia pure ammettendo che in scienza la probabilità di morire non è mai al 100%, con argomenti di stampo economico-sanitario.

In sintesi: trattandosi di gestire fondi non illimitati per la salute, da un lato bisogna dare, ma dall’altro togliere.

Se non fosse che stiamo parlando di vita, salute e libertà, ovviamente anche di curarsi ed essere curati, verrebbe quasi da essere d’accordo. in una logica economicistica.

Spendere inutilmente per uno significherebbe sottrarre utili cure ad altri!?

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LA PROPOSTA PIÙ OVVIA [di G. Migone]

di gian giacomo migone

LETTERA INVIATA A “LA REPUBBLICA ” E NON PUBBLICATA

Caro Direttore,
al dibattito dilatorio in corso sulla questione di governo manca la proposta più ovvia, nell’interesse del Paese (anche se adombrata, non a caso, da Virginio Rognoni e da Rosy Bindi): un governo monocolore del partito di maggioranza relativa (M5S) con l’eventuale appoggio esterno del PD e di LeU. Esso non presuppone alcun contratto di governo alla tedesca, bensì una conoscenza preventiva delle dichiarazioni programmatiche con cui il presidente del consiglio si presenterebbe al parlamento, per verificarne la compatibilità con i valori e orientamenti programmatici di chi sarebbe chiamato ad appoggiarlo. Ciò consentirebbe la formazione del governo di cui vi è urgenza, anche se esso dovrà di volta in volta trovare, se necessario negoziare, una maggioranza parlamentare per i propri provvedimenti. Se tale governo ritenesse vitale ai fini della propria sopravvivenza un determinato atto parlamentare, avrebbe a disposizione l’arma del voto di fiducia. Questa soluzione, alternativa ad una coalizione M5S-PD, che solleva tante resistenze,

Niente di strano. E’ la democrazia parlamentare, bellezza! Se il maggioritario ha il pregio – a mio avviso prevalente – di obbligare i soggetti in campo a coinvolgere i propri elettori in alleanze dichiarate, i sistemi proporzionali – o prevalentemente tali, quali il pur sciagurato Rosatellum – consentono quantomeno alleanze o anche singoli voti nella trasparenza del dibattito parlamentare, in coerenza con il nostro dettato costituzionale.

Questa soluzione, alternativa ad una coalizione M5S-PD, che solleva tante resistenze, avrebbe il vantaggio di evitare una discussione imperniata sulle poltrone ed altre posizioni di potere, spostando l’attenzione su impostazioni e misure programmatiche. Inoltre, non consentirebbe al M5S di effettuare ricatti rappresentati da elezioni politiche anticipate, in mancanza di chiarimenti politici, e alle forze di centro-sinistra, o presunte tali, di ripiegare su una coalizione di governo con le forze di centrodestra, travestita da governo di scopo, del presidente, o su altre formule suggerite dalla creatività italica, che segnerebbero il loro definitivo tramonto. E’ appena il caso di aggiungere che fare fronte ad un problema impellente nell’interesse dell’Italia non esime da una profonda autocritica e innovativa visione programmatica la cui mancanza ha lasciato l’elettorato di sinistra priva di rappresentanza, disperdendone forze ed energie, in una fase particolarmente critica della sua storia.
Gian Giacomo Migone

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